Business Coaching e Formazione | PowerCoach.it http://www.powercoach.it Business, Executive, Career Coaching & Training Sat, 19 Jul 2014 14:34:51 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.2 Come non bruciarsi la carriera: 8 pillole di saggezzahttp://www.powercoach.it/come-non-bruciarsi-carriera/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=come-non-bruciarsi-carriera http://www.powercoach.it/come-non-bruciarsi-carriera/#comments Tue, 08 Jan 2013 11:28:16 +0000 http://www.powercoach.it/?p=573 Bruciarsi la carriera e finire licenziati

Se sei da molto tempo sullo stesso posto di lavoro, può darsi che anche tu soffra di una sindrome molto insidiosa e sottile che definisco come “deficit di autopercezione“: sappi che è la causa principale dell’arresto della tua carriera e tra le determinanti quando ci sono in gioco dei licenziamenti.

Come è possibile tutto questo? Dopo tutto, dopo tanti anni trascorsi nella mia azienda, conosco a menadito i colleghi ed i problemi…

Sono d’accordo con te. Probabilmente hai ragione ed hai appreso molto su chi ti sta attorno e su cosa non va del management e della direzione.

Voglio aggiungere comunque un piccolo tassello al puzzle che ti sei costruito in questi anni. Qualcosa che ha a che vedere con l’immagine che tu hai di te stesso mentre lavori ed interagisci nell’ambito aziendale.

E’ normale, infatti, che ci si confronti con gli altri, con i problemi quotidiani, con i clienti ostici ed i fornitori inaffidabili. Con capi che non sanno motivare e colleghi scontrosi o scansafatiche.

Tu tutto questo ormai lo conosci e ti sei creato la tua corazza, un modo particolare e tutto tuo di affrontare il mondo aziendale.

 

IL DEFICIT DI AUTO PERCEZIONE

Gli studi di psicologia hanno evidenziato che l’uomo apprende attraverso la ripetizione di un compito; svolgendolo in modo abituale si perfeziona il gesto e si rende “facile” ciò che all’inizio appariva complicato e stressante. Tu migliori e così fa la tua carriera.

Il problema è che l’abitudine di ripetere sempre quel gesto finisce col trasformarlo in un rigido automatismo di cui non sei più consapevole. Lo fai e non te ne accorgi nemmeno. Come lavarti i denti o guidare.

Quindi, dopo anni nello stesso posto, interagisci e ti comporti quasi certamente secondo modelli e schemi di cui non sei affatto padrone, ma plasmati dall’abitudine e dalla ripetizione di un gesto che aveva funzionato nelle prime settimane o mesi di lavoro.

Il mio intento ora è quello di portarti a riflettere per alcuni minuti su alcuni aspetti chiave della tua giornata in azienda, così da identificare se ci sia qualche tassello ballerino e che, potenzialmente, potrebbe (in caso di crisi o di promozioni in vista) risultare per te fatale. Licenziato o non promosso, carriera finita e prospettive economiche arenate.

 

GLI 8 ERRORI DA EVITARE PER NON BRUCIARSI LA CARRIERA

auto percezione e consapevolezza di seEcco dunque alcuni passaggi a vuoto che potresti compiere ogni giorno senza accorgerti.Il solo fatto di leggerli in questo istante potrebbe già rappresentare una prima ancora di salvezza.

Infatti, leggere e/o vedere qualcosa genera un inizio di consapevolezza, ti fornisce quello stimolo alla riflessione che, perfezionato nel tempo e magari attraverso l’aiuto di un coach, porta sicuramente ad affrontare il nemico a viso aperto e con le armi ben affilate.

Così potrai salvare il tuo posto di lavoro e/o continuare ad avanzare nella carriera.

Un’unica nota. Non è detto che nel tuo ruolo attuale tutti questi aspetti siano vitali o letali. Diciamo che si tratta di una analisi statistica e che, curarli per bene non ti farebbe comunque male ;-)

  1. Non imparare le nuove tecnologie
    Anche se hai fatto le cose sempre in un certo modo perché in azienda “si fa così da sempre“, potrebbe essere giunto il momento di adeguarsi, prima che sia troppo tardi. Ti costerà fatica e qualche investimento di tempo o denaro, ma non farlo potrebbe costarti molto di più. Nessuno nel 2013 ama essere attorniato da un cavernicoli tecnologici.
  2. Essere disorganizzato in modo cronico
    La persona che meno vorrei nella mia azienda è quella inaffidabile. Forse ancora peggio di una disonesta…
    Se non fai quanto ti dicono o ti sei proposto, arrivi sempre tardi perché dimentichi gli appuntamenti, dici una cosa e poi non te ne ricordi, trascuri gli impegni e gli incontri pianificati con clienti e fornitori non puoi certo lamentarti se ti creerai la fama di persona totalmente inaffidabile. La prima da lasciare a casa o su cui non invertire un centesimo.
  3. Essere sempre negativo
    Che i problemi esistano è una certezza. Che siano una giustificazione per lagnarsi di continuo, giocare allo scarica-responsabilità,  dire che “il capo non capisce niente“, che gli altri se ne sbattono, che non sei abbastanza pagato per quanto fai
    Non ci siamo proprio. Ricordati che non troverai mai nessuno che ti pagherà di più per lagnarti di più.
    Le piattole come te hanno sulla motivazione ed il clima aziendale l’effetto di uno stillicidio di acido solforico. E sono le prime a farne le spese quando ci sono teste da saltare.
    Quindi, se sei sempre pronto a lamentarti, alza il culo e datti da fare, risolvendo anche problemi che magari non sarebbero di tua competenza e cominciando a fare di più con meno.
    Vedrai che il tuo status e il clima non potrà che migliorare.
  4. Non essere abbastanza assertivo
    Assertivo = convincente. Quindi se devi far passare una tua proposta o idea (soprattutto quella di un aumento o avanzamento di carriera, perché no?), muovere una critica o suggerire una modifica, sarebbe importante che avessi quelle competenze relazionali e comunicative che ti consentono di risultare persuasivo.
    Se sei uno di quelli che alla prima difficoltà o diniego si abbattono e mollano la presa, certamente sarai votato all’insuccesso e la tua prospettiva di crescita professionale si arenerà molto molto presto.
  5. Stare perennemente sulla difensiva
    Usare la tecnica dello struzzo o, peggio ancora, del riccio quando sorge una difficoltà o una critica è pericoloso.
    Alla lunga i colleghi ti eviteranno ed i capi ti ignoreranno. Meglio una sfuriata che implichi voglia di combattere che un dipendente remissivo e che viaggia coi remi in barca e il freno a mano tirato. E’ solo un intralcio alla motivazione aziendale.
    Quindi una papabile testa da decapitare alla prima buona occasione.
  6. Prendere decisioni di impulso
    Anche se ci saranno circostanze assurde ed inevitabili, agire o decidere d’impulso non è mai una buona idea.
    Non è mai questione di vita o di morte (anche se spesso ti sembra così) nelle faccende di lavoro. Quindi è meglio sviluppare la capacità di analizzare rapidamente un contesto, trovare alcune opzioni e scegliere (magari d’istinto se il tempo è davvero tiranno) la più conveniente. Lasciare la tua carriera o posizione alla mercé di un colpo di testa non è il massimo dell’avvedutezza.
  7. Mentire
    Fa il paio con la inaffidabilità. A distruggere la tua credibilità (e quindi reputazione) ci vuole poco. Basta una palla raccontata per i motivi più svariati: prendersi meriti non propri, scaricare la colpa, giustificare un’assenza…
    E, attenzione ai colleghi. Non perché vadano necessariamente a fare i delatori ma, piuttosto, perché anche loro si faranno l’idea che sei un “mentitore seriale”. Se menti nel piccolo, figurati nel grosso.
    Chi avrà più il coraggio di fidarsi di te e della tua parola?
  8. Non sapere valorizzare abbastanza il tuo lavoro
    In ufficio e nella vita il low profile non paga. Essere paraculo non solo è un’arte ma anche un’esigenza se vuoi primeggiare, guadagnare punti o mantenere la tua testa. Per quanto ti reputi un lavoratore accanito, preciso ed efficiente se il tuo superiore avrà l’impressione che “stai solo facendo il tuo lavoro” sappi che potenzialmente sei in un grosso pasticcio.
    Sarai visto come affidabile in quella posizione, con quel salario e quella mansione. Potresti addirittura risultare inutile a volte. Pare assurdo ma è proprio così.
    Se vuoi aspirare a una posizione migliore, o a mantenere il tuo posto, impara la tecnica del pavone o della gallina.
    Lavora sul marketing di te stesso: canta quando fai l’uovo (senza necessariamente tirartela ed umiliare gli altri, sarebbe controproducente) e fai la ruota quando devi conquistare qualcuno. Si chiama self appeal. :-)

Ovviamente ci sono altri errori che possono minare la carriera o mettere a repentaglio un posto di lavoro.

Se te ne viene in mente uno degno di nota (pensa alla storia tua o di qualche collega/parente) scrivimelo nei commenti qui sotto.
Potresti contribuire a salvare una persona dal licenziamento e una famiglia da una crisi. O aiutare qualcuno di davvero meritevole ad ottenere un incarico con cui potrà influenzare in positivo la vita di molte altre famiglie, comunità o popolazioni.

Solo un breve commento. Non essere parco di idee e suggerimenti. Il prossimo ad averne bisogno potresti essere tu.

Grazie

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SEO e Analisi del Traffico: sono una solo Truffa?http://www.powercoach.it/seo-analisi-traffico-sito-web/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=seo-analisi-traffico-sito-web http://www.powercoach.it/seo-analisi-traffico-sito-web/#comments Mon, 26 Nov 2012 10:16:12 +0000 http://www.powercoach.it/?p=551 Quanto serve il SEO e l'analisi del traffico web?Ieri sera abbiamo concluso il primo controverso webinar interamente dedicato a scoprire quanto il SEO (ottimizzazione del posizionamento di un sito per i motori di ricerca) e l’analisi del traffico web siano effettivamente importanti per un’azienda che vuole guadagnare anche attraverso internet.

Dico controverso perché, come potrai ascoltare dalle registrazioni, alcuni passaggi sono stati molto provocatori; alcuni li hanno definito perfino offensivi. Forse perché si saranno sentiti feriti nell’orgoglio…

E la cosa mi ha fatto proprio piacere, perché era proprio questo che volevo suscitare:

un’ondata di consapevolezza

tra quei manager, titolari e professionisti che, fino a ieri, si erano solo vantati di averlo più bello e più curato del collega, senza però conoscere l’aspetto fondamentale

  • quanto stessero guadagnando dal sito web
  • quante informazioni conoscessero riguardo a traffico, contatti
  • quali fossero le strategie di posizionamento adottate per Google

Per dirla in breve, ho avuto tutte le conferme che mi immaginavo di ottenere quando ho cominciato a progettare questo seminario sulla “truffa di Google” e di chi crea siti web solo per fornire un aspetto grafico curato, trascurando del tutto la redditività del sistema.

 

SEO e Web Analytics – Emeriti sconosciuti

Salvo rare eccezioni, soprattutto nell’ambito della GDO e di chi vive di commercio elettronico, nelle PMI e per i professionisti questi concetti sono completamente nuovi e di difficile comprensione.

analisi approfondita del traffico del proprio sitoInoltre l’aspetto più preoccupante è che, parlando di grafica, bellezza, contenuti si riesce a trovare un punto di accordo, su cui poter ragionare e sviluppare un sito, mentre quando si affronta il tema del posizionamento su Google o dei fattori chiave da monitorare nel traffico, cala il gelo.

Da un imprenditore, abituato a gestire in prima persona un’azienda, che ogni giorno prende decisioni basandosi su dati ed informazioni aggiornate e dettagliate,

mi sarei aspettato maggior “flessibilità mentale”

Dopo tutto il web, il SEO, il traffico sul sito sono solo elementi di un’altro contesto di business, complementare a quello tradizionale, ma che in termini di logiche di funzionamento poco cambia.

Alla fine sempre di marketing e vendita si tratta, solo che anziché farlo di persona con un commerciale in carne ed ossa, almeno inizialmente passo attraverso Google ed il mio sito web (che ho posizionato grazie al lavoro del SEO).

Quindi le regole classiche di posizionamento, unicità, proposta, creazione di un imbuto, conversione dei contatti in clienti, analisi dei dati, definizione di nuove strategie alternative… continuano a valere anche per internet.

Ma, in verità, sembra che per molti si tratti solo di un gioco, un passatempo

Come se gli effetti del mondo “virtuale” non arrivassero nel mondo “reale”

 

Il paragone con Ducati e Valentino Rossi

Per far capire che le dinamiche tra internet e mondo 1.0 sono le stesse ho usato il paragone tra organizzazione di un sito web e il mondo connesso alla progettazione evendita di una moto da strada.

Vi sono delle figure chiave in entrambe le situazioni che ricoprono dei ruoli analoghi, anche se, ovviamente, hanno un nome ben diverso:

  • progettista = web architect
  • designer = web designer
  • reparto commerciale = esperto seo
  • addetto alla telemetria = esperto di web analytics
  • titolare di un negozio = tu

Vederla in questo modo ha consentito a molti titolari e professionisti (avvocati e commercialisti in primis) di capire meglio che, in effetti, in questi anni avevano perso molte opportunità di business solo perché qualcuno non era stato in grado di fargliele capire in maniera semplice e chiara.

Mi auguro che guardando la registrazione del webinar, anche chi non era presente possa far tesoro della miniera di informazioni che ho condiviso liberamente e voglia cominciare a studiare un nuovo modo di usare e strutturare il proprio sito aziendale:

non più solo come vetrina passiva ma piuttosto come

un oste che invita i passanti ad entrare e provare

Ti invito quindi ad ascoltare anche le 4 domande da parte del pubblico a cui ho scelto di rispondere in diretta.
Troverai certamente degli spunti per ottimizzare subito anche il tuo business.

domande su seo e analisi del traffico webEccoti le registrazioni delle domande.
Fanne buon uso, mi raccomando ;-)

 

L’evoluzione di SEO e strumenti di analisi

Il webinar di ieri avrà un seguito, in cui parlerò in modo ancora più dettagliato di tecniche di posizionamento su Google col SEO e di quali informazioni vitali è possibile desumere facendo un’attenta analisi del traffico web.

Grazie a questa seconda parte avrai la possibilità di conoscere meglio i fattori chiave che regolano la tua classifica su Google e l’impatto in termini di strategia aziendale che ti possono dare i dati sulle visite del tuo sito.

Questo ti consentirà non solo di prendere decisioni nell’immediato ma anche di poter dialogare in modo molto più proficuo con i tuoi consulenti di marketing, seo e analytics, dal momento che anche tu conoscerai le stesse regole del gioco.

Ovviamente il corso sarà gratuito.

registrati per accedere al seminario su seo e web analytics

Ti chiedo solo di registrarti su questa pagina per ottenere il link di accesso e il materiale registrato.

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Vendita, Seduzione e Persuasione Etica: un MIX Esplosivohttp://www.powercoach.it/vendita-seduzione-persuasione-etica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=vendita-seduzione-persuasione-etica http://www.powercoach.it/vendita-seduzione-persuasione-etica/#comments Fri, 26 Oct 2012 21:14:08 +0000 http://www.powercoach.it/?p=495

Falkensteiner Hotels & Resorts – Vendere con Etica

La gioia estetica del gesto è alla base della filosofia di vendita etica della catena Falkensteiner Hotels & Residences. Regalare “lo speciale”.

Differenziarsi, ma attraverso una consapevole precisione del servizio.

Proprio quello che fanno tutti i giorni nel gruppo di alberghi che ha la propria mission nella vacanza all’insegna del benessere e della seduzione a 360°.

Imparare a persuadere e vendere in modo etico e senza manipolazione.

E’ la sfida che attende tutti gli imprenditori se vogliono sopravvivere, soprattutto in questa difficile congiuntura economica.

Ne ha parlato proprio il direttore marketing di Falkensteiner, Stefania Amodeo, alla platea lariana della Camera di Commercio di Como. Una catena, quella altoatesina, che ha posto le fondamenta proprio sul coraggio di osare: osare di costruire alberghi lontani dalle vie di passaggio, ma in zone panoramiche dove il benessere venisse realmente percepito.

Un’intuizione che ancora oggi fa la differenza per i clienti di Falkensteiner. Hotel dove nulla è lasciato al caso, dove i minimi dettagli sono studiati perché la vacanza sia un momento di benessere globale di corpo e spirito, dove l’accoglienza è un’arte che mira a far sentire l’ospite come fosse a casa propria.

E “Welcome home!” è proprio il motto degli hotel Falkensteiner.

Ma prima della vendita e del posizionamento, ha sottolineato Stefania Amodeo, ci deve essere una spinta etica. In tutto quello che facciamo c’è un’anima, tutto ciò che facciamo dovrebbe rispettare la nostra filosofia di vita.

Noi abbiamo un’anima che viene trasferita al prodotto che presentiamo.

Una catena che ha fatto dell’accoglienza un’arte, si diceva. E proprio sul concetto di “accoglienza” si è concentrata la riflessione di Stefania Amodeo. Dal latino “ad colligere”, accogliere significa “collegare a”, “raccogliere presso di sé”, comprende un’apertura fisica e figurata, un aprirsi al diverso.

 

Leadership e servizio nella vendita etica

Il servizio, ha sottolineato Stefania Amodeo, non è servitù. Il cliente non ha sempre ragione, come invece sostiene un vecchio adagio, soprattutto se è maleducato.

  • Ognuno deve avere il proprio ruolo e il servo non deve diventare padrone.
  • L’accoglienza ha a che fare con la leadership, non con il servilismo.
  • Accoglie chi è sicuro di sé, chi nel servire offre il gesto estetico.

L’essere umano è conesso al mondo con diversi mezzi.

In primis con la parola e con i gesti, quindi fondamentale chiedersi come siamo in grado di gestirli. E ancora con un atteggiamento simpatetico, con la comprensione del bisogno, con la comprensione del non bisogno (altrettanto importante) e con le idee.

Oggi si parla tanto di personalizzazione.
Ma, si è chiesta Stefania, parliamo di personalizzazione o di coscienza di precisione?

Quando si torna in un luogo, un ristorante o un hotel, si torna per la precisione del gesto, del dettaglio. Perché

chi ci serve ci fa capire che quello “è il mio momento”

Il sillogismo tra vendita, seduzione e persuasione

Dal servizio, poi, la relatrice è passata a parlare di seduzione.

Se la seduzione ha a che fare con la persuasione e se la persuasione ha a che fare con la vendita… allora la seduzione ha a che fare con la vendita. Il venditore deve essere un seduttore. E la seduzione, a differenza di fascino e carisma, è qualcosa che si può imparare.

Un seduttore gioca, è audace, sa aspettare e conosce perfettamente la propria vittima. Il segreto per vendere, ha affermato, è

guardare il mondo con gli occhi del seduttore.

Ciò che seduce una persona è lo sforzo che facciamo per conquistarla. Anche nella vendita questo sforzo non va nascosto.

E la vendita si deve basare sulla teoria dell’assenza. Un bravo venditore, ha spiegato Stefania Amodeo, comprende quale buco può riempire. Mira non al punto debole, ma al punto incompleto. Bisogna concentrarsi sulle carenze, non dando per scontato che anche gli altri abbiano i suoi stessi gusti e i suoi stessi bisogni.

Da qui una carrellata delle diverse tipologie di cliente e delle tecniche che il venditore-seduttore deve adottare per conquistarlo.

Il venditore deve saper recitare fino in fondo ed essere convincente.

Anche se, ha concluso Stefania Amodeo,

l’unica cosa che non si può simulare è la sicurezza di sé.

Non si è morti – diceva Baudelaire- fino a quando si desidera sedurre ed essere sedotti”.

Subito a seguire l’intervento di Stefania ha preso la parola Mario Del Corso, già relatore e vero mattatore nel precedente incontro dedicato alla vendita.

Questa volta l’attenzione del numero uno di V+, rivista dedicata e costruita apposta per i venditori, è stata imperniata attorno all’ingrediente principe di ogni buon consulente commerciale: l’entusiasmo elevato ma soprattutto costante.

Siccome Mario ha già scritto in tempo luce una dettagliata recensione dell’intervento (più contenuto e specifico rispetto all’incontro precedente) ti rimando direttamente alla lettura dell’articolo sul suo blog a proposito di vendita ed entusiasmo.

Prima però devi assolutamente dare un’occhiata veloce ai due brevi filmati qui sotto in cui ho chiesto a Mario di rivelare

  • il segreto per mantenere un entusiasmo costante
  • come “forzare la mano” senza risultare un manipolatore disonesto

 

A breve sarà disponibile a questo indirizzo l’intera registrazione dell’intervento di Stefania Amodeo e di Mario Del Corso.

 

Note tecniche di Public Speaking

Stefania Amodeo, pur non professandosi formatrice di professione, ha saputo condurre l’aula con precisione, ricchezza di dettagli e un linguaggio assolutamente consono all’audience.

E’ riuscita nel difficile intento di mitigare l’effetto un po’ “soporifero” di illuminazione e condizionamento dell’aria insufficienti ricorrendo molto a storie, movimento tra le file dell’aula e con delle slide di notevole impatto emotivo (soprattutto quelle in cui ha illustrato le varie facilities dei singoli hotel Falkensteiner).

Ci ha consentito di fare un tuffo virtuale in un mondo quasi magico… il che ogni tanto non guasta ;-)

La parte finale sulla seduzione è stata (me lo ha confessato lei stessa) concepita di getto in una nottata di lavoro, partendo da un libro di Green. Ebbene, per essere andata a braccio per circa 40’ senza aver mai provato nulla prima, è stato un gran bel braccio:-D Complimenti.

ATTENZIONE
Last but not least, una chicca non indifferente in tema di gestione del tempo e presenza online.

Al mio “appunto” di non aver messo, come fanno praticamente tutti gli speaker, una bella slide alla fine con tutti i riferimenti personali per alimentare contatti e feedback futuri… sapete cosa mi ha risposto?

Non metto mai slide finale con i miei contatti.
Se qualcuno si sforza di cercarti significa che è particolarmente motivato a parlarti e questo filtra un bel po’ di perditempo.
Ma è una mia teoria… 8-O

 

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4 ore alla settimana per il tuo corpohttp://www.powercoach.it/4-ore-alla-settimana-per-il-tuo-corpo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=4-ore-alla-settimana-per-il-tuo-corpo http://www.powercoach.it/4-ore-alla-settimana-per-il-tuo-corpo/#comments Tue, 11 Sep 2012 21:45:06 +0000 http://www.powercoach.it/?p=484 Timothy Ferriss 4 Ore alla Settimana per il Tuo Corpo

Migliorare le proprie prestazioni fisiche in poco tempo è possibile grazie alle tecniche di 4 ore alla settimana per il tuo corpo.

Basta sperimentare su di sé soluzioni non standard e adattarle alle proprie risposte.

Un buon metodo è alla base di tutto.

Titolo: 4 ore alla settimana per il tuo corpo
Autore: Timothy Ferriss
Casa Editrice: Cairo Editore
ISBN: 978-8860523426

Amazon.itIl Giardino dei LibriMacroLibrarsi

3 Abitudini da sviluppare dopo aver letto “4 ore alla settimana per il tuo corpo”

1. A ogni pausa (circa ogni ora) di lavoro:
  • Fare una piccola camminata
  • Effettuare una serie di squat o panchina d’aria (appoggiato a squadra sul muro)
  • Bere abbondantemente
  • Stretching gluteo 90″
  • Respirare profondamente per 30″
  • Tempo totale: max 8′
2. Eliminare ogni bevanda con zuccheri (caffè, the, coca), tranne una volta alla settimana. Sosituire lo zucchero nel caffè con cannella.

3. Fare esercizio intenso 60-90″ (squat o flessioni a muro) prima di mangiare. Favoriscono assorbimento di glucosio nei muscoli.

Citazioni citabili ;-)

  • Tutti i modelli sono sbagliati. Ma qualcuno è utile.
  • Di metodi ce ne sono 1000 ma i principi sono pochi. Chi afferra i principi è in grado di scegliersi i metodi. (Ralph Waldo Emerson)
  • La soluzione è il sistema. (AT&T)
  • La scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato. (Albert Szent-Györgyi, Nobel scopritore della vitamina C)
  • Non la vita, ma la buona vita deve essere principalmente apprezzata.(Socrate)
  • Il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo. (Alan Kay, informatico)
  • Rifiutatevi di accettare una completezza parziale: Non è mai troppo tardi per reinventare se stessi.

Il libro in 1′ (di cosa parliamo)

Secondo 4 ore alla settimana identificare la propria DME (dose minima efficace) di un esercizio è fondamentale per ottenere i benefici promessi dalla legge 80/20.
Superata questa soglia ogni sforzo è virtualmente inutile (a meno di voler raggiungere l’eccellenza).
Meglio lavorare su ripetizioni frequenti, che generano risposta efficace, che “dilungarsi” in lunghe sessioni a ritmi più blandi.
Fondamentale in tutto questo tenere traccia rigorosa/misurabile di input (alimenti, esercizi, orari) e output del nostro organismo (prestazioni e sensazioni) così da poter correggere ed ottimizzare il processo.
Abituatevi a pensare e testare su di voi nuove soluzioni, anche se apparentemente assurde e rifiutate dalla comunità scientifica. Il funzionamento reale del nostro corpo è ancora molto lontano da quello che loro affermano di conoscere.
Imparate a riconoscere i “modelli mentali” che vi portano giorno dopo giorno ad agire in un certo modo e siate pronti a confutarli; così fa chi crea il progresso in ogni campo.
Siccome però ci si scorda spesso di dover fare un esercizio bisogna trovare qualcosa che ci tenga sul pezzo ogni giorno. E sfruttare la potenza delle “decisioni consonanti” che ci portano a continuare qualcosa di già intrapreso.
La politica di fondo è quella dei micro-passi quotidiani e l’applicazione di un metodo punto, anche se non lo si capisce in profondità. Non indaghiamo quello che succede “dentro” e perché, ma restiamo focalizzati su ciò che possiamo misurare e modificare.

Perché lo dovresti leggere

Considero “4 ore alla settimana per il tuo corpo” un libro fondamentale non tanto per i contenuti (che alcuni possono anche non condividere) quanto per il meta-messaggio di fondo, quello di poter ottenere un risultato attraverso l’applicazione costante di un metodo.
Questo metodo deve essere però strutturato (affinché sia messo costantemente in pratica) in passi atomici, a prova di bomba e di dimenticanza, anche se sei depresso, iracondo o fisicamente distrutto.
Consigliato assolutamente se ti manca di forza di volontà o sei in crisi di risultati in ambito personale, lavorativo o sportivo.
Molto illuminanti i primi due articoli dell’appendice, dal taglio più meta e meno tecnico. Parlano del valore dell’autosperimentazione e sull’inganno della scienza “urlata” dai mass-media.

Risorse consigliate da approfondire dopo la lettura di 4 ore alla settimana per il tuo corpo

http://blog.dustincurtis.com  sul sonno polifasico e mini pisolini
http://forums.trypolyphasic.com faq e suggerimenti sul sonno polifasico
http://www.activerelease.com specialisti che praticano l’ART per lo “sblocco muscolare” delle aderenze
http://www.fourhourbody.com/mat specialisti MAT nella tecnica dell’attivazione muscolare (contro l’effetto cipolla)
http://www.egoscue.com programma di terapia posturale
http://www.fourhourbody.com/borntorun libro su indiani d’America che corrono come super uomini
http://www.fourhourbody.com/monks video sui monaci maratoneti del monte Hiei
http://www.fourhourbody.com/shinji metodo dell’immersione totale per nuotare a stile libero
http://www.fourhourbody.com/snowball se pensi alla morte questo metterà tutto in prospettiva
- Davide -
P.S. Se pensi ancora che dedicare solo 4 ore alla settimana per il tuo corpo siano inutili, permettimi di chiederti qual è ora il tuo impegno e che risultati stai ottenendo…

Timothy Ferriss 4 Ore alla Settimana

 

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Career Coaching: 3000€ in fumo per un “colpo di lingua” (scandaloso)http://www.powercoach.it/career-coaching-studenti-stranieri/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=career-coaching-studenti-stranieri http://www.powercoach.it/career-coaching-studenti-stranieri/#comments Mon, 30 Jul 2012 14:50:06 +0000 http://www.powercoach.it/?p=451

Siamo sinceri. Daresti anche tu 3000 Euro a un coach sconosciuto che non parla nemmeno la tua lingua?
Let us be true. Who else will give off 3000 Euros to a complete stranger coach who does not even speak your language?

Dunque, sei straniero e non conosci ancora molto bene l’italiano?
So, are you a stranger and your Italian is not good enough?

Hai un titolo di studio universitario o hai partecipato a un programma tipo Erasmus?
Do you have a master, a PhD or you joined a foreign study project like Erasmus?

Hai tanta voglia di cominciare a lavorare in Italia ma ti senti un po’ frenato e non sai da dove cominciare e chi contattare?
You’re dying to earn a living in Italy but you feel a bit stuck and don’t know where to start from and who talk to first?

Beh, direi che sei nel posto giusto.

Then, you’re in the right place.

Sicuramente sai cos’è il career coaching, altrimenti non saresti arrivato su questa pagina…
E, senza dubbio, conosci bene il valore aggiunto che il lavoro con un coach può fornire al tuo sviluppo personale e professionale (e quindi anche di carriera).
You surely know what career coaching is, otherwise you wouldn’t have landed on this page…
And, most of all, you understand the added value that working with a coach can provide to you personal and professional development (so boosting your career too).

Sono qui per questo: aiutarti a trovare al più presto non solo un lavoro qualsiasi, ma che risponda ai tuoi bisogni, valori e aspirazioni, che sia correlato a quello per cui hai tanto studiato e investito tempo e denaro.
That’s why I’m here: to help you find not only a job, but one which answers your needs, values and aspirations, linked to what you have studied so long, and invested quite a few time and money.

Spesso però il problema se sei uno studente straniero o vuoi intraprendere un’attività commerciale è soprattutto linguistico e culturale.
E ti capisco bene. Sei in un paese straniero, conosci poco la lingua, non hai molti amici, non sai di chi ti puoi fidare, non conosci molto le regole e il mercato del lavoro.
But, if you are a foreign student or you want to set up a new business, the biggest issue is cultural and linguistic, I suppose.
I get it. You’re in a foreign country, you don’t know the language very well, you’ve got only few friends and you don’t know who you can trust; moreover, the rules and the market of work is mostly different from your own country.

Quindi, ora che stai cercando un coach, non solo conti di trovare un professionista preparato nella materia e che ti aiuti a trovare o sviluppare un lavoro.
Ma anche qualcuno che sappia subito entrare in sintonia con te e il mondo da cui provieni.
So, now that you’re looking for a coach, not only you hope to find a good professional who can help you find a job or develop a new business.
But also somebody to immediately get along well, who understands and appreciates the world and culture yor’re bringing with yourself.

Ecco perché Powercoach offre il servizio di career e business coaching anche in lingua inglese, proprio per agevolare al massimo la comunicazione efficace tra coach e coachee.
That’s exactly the reason why Powercoach provides career and business coaching services in english too: to maximize effective communication between coach and coachee.

Durante ogni sessione potrai decidere liberamente di usare l’inglese o l’italiano (soprattutto per quei termini che si riferiscono in modo specifico al contesto lavorativo dell’Italia).
During every coaching session you will be free to speak both english and italian (especially for those words about the specific italian working context).

Parlare inglese per me è un piacere oltre che una difficoltà, allo stesso modo in cui lo è per te imparare l’italiano.
Per questo mi piace mettermi al tuo livello e fare in modo che l’impegno sia  reciproco e condiviso.
Speaking english is for me a pleasure and a strive, as for you is learning Italian.
That’s why I like putting myself on the same level as you are, sharing the tough work and the results with you.

Viaggiare all’estero, immergermi negli usi e costumi stranieri, essere di supporto ai turisti sono da sempre una mia passione e vocazione.
Per questo sono sicuro che lavorare insieme a te possa essere un eccezionale modo di arricchirci entrambi, personalmente e professionalmente.
Travelling abroad, dive into foreign traditions, food and living, helping tourists in Italy to find their way or the best accomodation have always been a passion and vocation of mine.
For these reasons I am sure that working with you will be an outstanding experience to improve ourselves both personally and professionally. 

Ora, se pensi di incominciare un percorso di career coaching o business coaching con me, ti chiedo solo di compilare i campi che trovi in questa pagina per prenotare la tua prima sessione GRATIS di coaching.
Ti contatterò entro poche ore.
Now, if you think to start a career coaching or business coaching experience with me, you just need to fill in the form in this page to reserve your first FREE coaching session.
I’ll call you back within a few hours.

Se poi vivi o studi a Como, in Lombardia o in Svizzera (Ticino) possiamo anche organizzare le sessioni di coaching “in carne e ossa”, all’aria aperta, in uno splendido contesto ambientale e paesaggistico (tempo permettendo) e praticamente indisturbati.
Moreover, if you live in Como, Lombardy o Switzerland (Ticino) we can manage to meet live, open air (as far as wheather is fine), in a wonderful context, with a stunning landscape and almost nobody coming in.

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RFID per Imprese di Famiglia: Come Stracciare la Concorrenzahttp://www.powercoach.it/rfid-imprese-di-famiglia-stracciare-la-concorrenza/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rfid-imprese-di-famiglia-stracciare-la-concorrenza http://www.powercoach.it/rfid-imprese-di-famiglia-stracciare-la-concorrenza/#comments Mon, 02 Jul 2012 13:32:30 +0000 http://www.powercoach.it/?p=417 rfid - vantaggio competitivo in aziende di famiglia e pmiRFID… chi era costui?
Trovare un vantaggio competitivo tale da annientare virtualmente la concorrenza, abbattere drasticamente i costi e rendere mostruosamente più efficiente la logistica e il rispetto delle norme di sicurezza potrebbe non essere semplice.

Eppure una soluzione c’è, funziona, è di efficacia comprovata, sperimentata da anni e personalizzabile in base alle esigenze dei clienti più pignoli (o avanzati).

Questo ritrovato miracoloso è stato al centro dell’incontro organizzato da LarioIn, in collaborazione con partner di primo livello come Banca Generali, E.S. Software, SmartRes e Zucchetti.

Si è trattato di un approfondimento tecnico all’interno del ciclo “Impresa di Famiglia: da Michelangelo a Marchionne“, particolarmente indicato per titolari d’impresa nell’ambito pmi sensibili all’innovazione tecnologica come fattore trainante per lo sviluppo, l’uscita dalla crisi e il successo imprenditoriale.

Ma, insomma, che è sto RFID?

Detto in breve si tratta di un sistema di identificazione a radiofrequenza di un oggetto, effettuato tramite dei TAG applicati (o integrati) nell’oggetto da rilevare.

La tecnologia è ormai molto avanzata e permette il riconoscimento a molti metri di distanza e di più oggetti/tag contemporaneamente.

Ha raggiunto dei livelli di miniaturizzazione impensabili 10 anni fa (come sempre nell’ambito della tecnologia) e, cosa non banale, ha ormai dei costi ridicoli, anche per i tag più complessi e personalizzati.

Durante l’incontro si sono alternati i “pezzi grossi” di quattro realtà leader nel settore RFID, che spaziano dalla produzione vera a propria, all’integrazione con sistemi di terze parti (system integrator), allo sviluppo di software specifico e/o gestionale, all’ambito universitario e di ricerca.

Ciascuno di loro ha portato numerosi esempi di come, attraverso l’RFID, è possibile:

  • creare valore aggiunto a un costo ridicolo
  • aumentare efficienza e sicurezza
  • ottimizzare il flusso di informazioni
  • ottenere dati sulla logistica prima impensabili
  • offrire nuove opportunità di vendita e marketing

Luigi Mussi, AD di E.S. Software, ha illustrato in modo molto concreto il funzionamento di un sistema di rilevazione RFID applicato a un contesto di shopping/picking.

Con un collega hanno riempito un carrello di oggetti (opportunamente taggati) e simulato una fase di acquisto o prelievo di colli dal magazzino. Un software da loro sviluppato rilevava in tempo reale le merci riconosciute e effettuava un controllo delle giacenze, avvertendo di eventuali discrepanze rispetto alle attese.

Si è trattato, come detto, di un esempio molto pratico e istruttivo, che ha evidenziato in particolare la semplicità del funzionamento a regime del sistema RFID e l’estrema immediatezza dell’utilizzo in contesti reali.

Luigi Redaelli, Direttore Generale di SmartRes, ha illustrato la realtà n°1 in Italia per la produzione di tag RFID nel settore smb.
Ci ha spiegato con tanto di gadget e “tag in carne ed ossa” in cosa la loro offerta si differenzia dai competitor internazionali e dove sono particolarmente ben posizionati.

Molto simpatico il filmato conclusivo di tecnologia RFID applicata ad un allevamento di maiali olandese.
Si tratta della classica situazione in cui la creatività applicata alla logistica consente un enorme risparmio di tempo e il reperimento di dati impensabili fino a pochi anni fa.

Mauro Mezzenzana, Professore e Ricercatore presso la LIUC di Castellanza, ha ripercorso il ruolo fondamentale dell’Università e della Ricerca nel campo delle nuove tecnologie, con un occhio particolare alla tematica del sociale e del marketing & vendite.

Esempio leader quello della città di Varese dove LIUC, in collaborazione con parter tecnici, ha sviluppato un sistema integrato per il riconoscimento del personale pubblico che si reca nelle case dei privati per compiti amministrativi/burocratici (e viene riconosciuto a porta chiusa tramite RFID).

Oppure la distribuzione di voucher scontati per negozi, prelevabili direttamente avvicinando un cellulare predisposto ai totem comunemente usati per fornire informazioni turistiche in città.

Enrico Rizzi, Sales Manager di Zucchetti, attraverso un video “made in Zucchetti” con personale prestatosi al ruolo di attore per un giorno, ha ricreato un ambiente aziendale in cui grazie all’adozione della tecnologia RFID è possibile raggiungere un livello avanzatissimo di compliance di norme di sicurezza, in particolare per quanto concerne dispositivi di protezione e/o abbigliamento di lavoro.

Rizzi ha inoltre evidenziato l’enorme portfolio Zucchetti in tema di sicurezza, dagli stadi alle aziende farmaceutiche, e fatto notare che con l’RFID è virtualmente possibile arrivare ovunque la creatività e l’immaginazione di un imprenditore illuminato lo consentano; basta essere supportati da un hardware eccellente e un sistema gestionale che genera informazioni attraverso i dati raccolti via RFID.

CONCLUSIONI

Io, per il mio passato da informatico e gli studi di ingegneria, devo ammettere che mi sono trovato molto a mio agio e la comprensione mi è risultata abbastanza agevole, anche quando i relatori sono entrati molto sul tecnico.

Facendo però un minimo di “depurazione” posso immaginare che per un pubblico di imprenditori familiari, molto attenti al loro business e senza delle competenze specifiche di informatica o elettronica, alcuni passaggi abbiano un po’ finito per essere poco efficaci in quanto troppo dettagliati e inutilimente tecnici (non era questa la sede e il pubblico ideale): un vero peccato.

Invece molto interessanti e stimolanti ritengo siano state le dimostrazioni pratiche sull’uso dell’RFID o i video che mostrano la tecnologia già all’opera in contesti di produzione reali. Qui se io fossi stato un imprenditore di famiglia e avessi avuto un fiuto per le idee che semplificano la vita non avrei perso un attimo e mi sarei catapultato a chiedere il perché e il percome a tutti e quattro i relatori.

Credo realmente che l’RFID sia il futuro in molti campi, che porterà risultati impensati e profitti ragguardevoli per chi avrà il coraggio di capirne appieno le potenzialità ancora inespresse.

 

MA ATTENZIONE AI LEONI

Come tutti i breaktrough tecnologici il vero problema per le aziende propense all’introduzione massiccia della rilevazione a radiofrequenza RFID non ritengo sia tanto un fatto di costi (ora molto bassi) o di identificazione di margini e guadagni.

Piuttosto vedo un problema di reazione da parte della forza lavoro eventualmente soppiantata dalla tecnologia; oppure potenziali lamentele in temi di privacy o di fantomatiche radiazioni.

Qui dunque, nell’ambito delle relazioni umane e dei rapporti tra dipendenti e imprenditori/manager sta secondo me la grande sfida delle aziende di famiglia e delle PMI (ma non solo) per quanto concerne l’adozione dell’RFID in processi mission critical.

Ecco perché, tecnologia a parte, farsi affiancare da un business coach per identificare e pianificare al meglio la strategia comunicativa con cui introdurre la futura implementazione in azienda dell’RFID potrebbe rivelarsi un successo su tutti i fronti.

Al contrario sarebbe davvero un disastro vedersi vanificato un investimento economico potenzialmente viencente a causa dell’ostruzionismo (o dell’opposizione) di dipendenti impauriti perché male informati.

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Come Gestire il Passaggio Generazionale: Il Dilemma del NON-DETTOhttp://www.powercoach.it/come-gestire-passaggio-generazionale-in-imprese-di-famiglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=come-gestire-passaggio-generazionale-in-imprese-di-famiglia http://www.powercoach.it/come-gestire-passaggio-generazionale-in-imprese-di-famiglia/#comments Thu, 28 Jun 2012 23:25:49 +0000 http://www.powercoach.it/?p=382 come gestire il passaggio generazionale nelle aziende familiariIeri l’associazione culturale LarioIn ha organizzato la seconda serata del ciclo di sei incontri formativi dedicati all’impresa di famiglia e al passaggio generazionale. Questa volta eravamo ospiti della Camera di Commercio di Lecco, in un contesto a me completamente nuovo ma molto bene servito e funzionale dal punto di vista dell’apprendimento e della formazione (in stile “classico”, quindi non il mio tanto per intenderci…)

Un Guido Stancanelli di Banca Generali molto ispirato ha preso la parola per i primi 10 minuti delineando lo stato attuale del sistema “impresa di famiglia” in Italia; lo ha fatto in modo molto ma molto professionale, didascalico e soprattutto corredando l’esposizione con numeri, percentuali e statistiche aggiornate sul mondo della passaggio generazionale della piccola impresa italiana (che rappresenta il 90% delle imprese, come dicono gli studi).

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE TRA USA E ITALIA

Tanti confronti erano ben illustrati nelle slide tra la situazione italiana e quella americana, soprattutto per via del fatto che a livello numerico anche negli USA circa il 90% delle imprese sono di tipo familiare; ma quello che balza all’occhio nel passaggio generazionale è che la struttura interna, la governance, il motore, la trasmissione e tutto il resto invece sono profondamente diversi tra noi e loro.

In particolare Stancanelli ha sottolineato a ragione l’approccio abissalmente differente tra il passaggio generazionale americano e quello italiano, dove da una parte si vede un’opportunità di crescita e innovazione mentre dall’altra solo paura, diffidenza o terrore di perdere il controllo “padronale” sulla propria azienda/creatura.

 

Ascolta la registrazione integrale su passaggio generazionale (intervento di Guido Stancanelli)

 

 

Slide dell’intervento sul passaggio generazionale in imprese di famiglia (a cura di Guido Stancanelli)

 

E qui, sul tema “creatura”, ha passato la parola alla Professoressa Fabiana Gatti della Cattolica, collega del precedente relatore Mario , che dall’alto della sua esperienza di psicologa sociale  e consulente aziendale ha cominciato a tracciare un identikit in 4 assiomi del passaggio generazionale nelle imprese familiari.

Il filo rosso che collega questi 4 assiomi risiede, per quanto non esplicitamente detto, in una parolina magica: consapevolezza.

 

I FATTORI CHIAVE DEL PASSAGGIO GENERAZIONALE NELLE IMPRESE DI FAMIGLIA

Quella consapevolezza della situazione attuale e desiderata, delle aspirazioni dei figli, delle pressioni interne ed esterne, dei “passaggi forti” che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo di un’impresa di famiglia. E soprattutto, la consapevolezza del sistema di valori profondi che spingono tanto chi deve cedere il testimone quanto chi è deputato a riceverlo.

Peccato che questa chiarezza di intenti ed emozioni sia a volte già molto difficile da trovare nel singolo, avvezzo più a stare sul processo/prodotto e meno sulla relazione con dipendenti, collaboratori, consulenti e figli.

Si immagini poi condividerla con qualcuno che deve ancora “farsi le ossa” e, soprattutto, al di là dell’azienda viene giudicato e pesato nell’ottica padre-figlio, in base a un meccanismo relazionale fatto di tantissimi non-detti e critiche feroci.

Quindi il problema di fondo che la professoressa Gatti sottolinea nel passaggio generazionale è quello di riportare a livello cosciente, razionale e oggettivo che l’azienda è una cosa e la vita un’altra (e che ci vogliamo bene e stimiamo A PRESCINDERE da quanto accade sul lavoro).

E qui sta il difficile, perché imprenditori fai-da-te che hanno identificato in modo ormai inscindibile azienda=mia creazione/figlio, modo di gestirla=modo di essere/valere fanno una fatica pazzesca ad accettare il confronto con le nuove generazioni che, da una parte hanno i soldi (sono i figli di papà) ma dall’altra hanno un fardello di genitore da scalzare nell’immaginario collettivo e nella rete relazionale con i dipendenti.

I figli, nel corso del passaggio generazionale, hanno il compito arduo di costruirsi qualla credibilità che è ingrediente essenziale per esercitare in futuro quel ruolo di leader, finora appannaggio esclusivo del proprio padre imprenditore.
Ovviamente si tratta di un processo che richiede del tempo e passa attraverso la consapevolezza (di nuovo) dei propri valori e punti di forza, oltre che le attese (implicite o no) di tutti gli altri intercolutori. Padre in primis.

Doppia sottolineatura Fabiana Gatti la mette anche su un’altra parola: responsabilità al 50% dei risultati nel passaggio generazionale.
Con questo intende dire che IN OGNI RELAZIONE o CONTESTO non è funzionale (a medio/lungo termine) giocare allo scarica barile con chichessia, ma piuttosto che ognuno deve ingegnarsi a trovare il modo migliore per comunicare efficacemente il proprio stato, attese, dubbi, idee affinché il rapporto diventi costruttivo e BASATO SU FATTI reali e DATI CONCRETI.

Infine una figura chiave, soprattutto quando la situazione si complica ulteriormente per la presenza di più galli nel pollaio (ovvero più fratelli), può essere quella della mamma. Spesso viene lasciata da parte, a casa a custodire il focolaio, ma grazie a maggior sensibilità e un occhio super partes, esterno alle dinamiche aziendali, conosce tanto il marito imprenditore che i figli e può fungere da consigliere e mediatrice diplomatica ed attenta durante la difficile fase del passaggio generazionale.

 

PASSAGGIO GENERAZIONALE – INTERLOCUTORI CHE LO AGEVOLANO

Da non dimenticare nel processo del passaggio generazionale quella serie di professionisti che possono svolgere un ruolo tanto di facilitatori che di guida o consulenza aziendale. Fabiana Gatti ha parlato in particolare di mentori, manager e business coach, dove ognuno ha il suo peso e competenza specifica ma tutti concorrono al bene e alla prosperità della azienda di famiglia 2.o (quando non 3.0).

La chiave nell’impiego di queste figure esterne all’impresa è proprio quella di sfruttare la loro forza relazionale, organizzativa, di gestione o affiancamento e, soprattutto, super partes; quindi abbastanza al di fuori dalle dinamiche aziendali/relazionali specifiche da avere un occhio indipendente, ma anche abbastanza dentro (e quindi competenti ed esperti dei temi di business in generale) da poter essere credibili per figli, padri e dipendenti.

Già, perché una cosa è dirti si fa così perché ho studiato, un’altra perché ci ho sbattuto il naso.
Peccato che la credibilità non si compri in drogheria e non venga mai messa “ufficialmente” in discussione da chi deve acquistare il tuo servizio di consulente, formatore o business coach.

 

Tirando quindi le somme…

Devo dire che, fin dall’inizio, mi sono trovato subito in un ambiente molto familiare per quanto concerne i contenuti.
Molto di quanto finemente esposto viene spesso ritrovato sia nei corsi di formazione che tengo io sia nelle sessioni di business coaching (che non a caso è saltato fuori più volte come un importante aiuto nel processo di trasformazione aziendale).

La professoressa Gatti è stata molto chiara, diretta, ha attinto a piene mani dal suo vissuto personale e familiare, non ci ha nascosto nulla delle difficoltà vissute in prima persona come figlia “reietta” (me lo passerà???) di un imprenditore.

Ha pure portato evidenze ed esperienze di situazioni reali, di aziende reali in piena “crisi generazionale”. Ci ha detto dove stava il problema e con quali strumenti e interventi è stato risolto.

Non ama giri di parole o arrampicarsi sugli specchi, come potete vedere anche dall’intervi inclusa poco sopra.

 

Ascolta la registrazione integrale dell’intervento sul passaggio generazionale di Fabiana Gatti

 

 

Ascolta le domande del pubblico a Fabiana Gatti

 

 

Slide dell’intervento della Prof. Fabiana Gatti

 

Prossimo appuntamento Case History “Le interviste in profondità e le storie di vita” con l’Ing. Romano Bonfiglioli e il Dott. Mino Zucchetti (il fondatore del Gruppo Zucchetti).

 

Resta in contatto con PowerCoach e LarioIn.
Scarica il PODCAST con tutte le registrazioni degli eventi gratuiti sull’impresa di famiglia.

 

 

NOTE

Per un problema tecnico non è disponibile la registrazione video integrale dell’evento (mannaggiaaa).
Abbiamo messo invece un estratto e la registrazione audio/podcast del seminario sul passaggio generazionale.
Ci scusiamo ovviamente con tutti i partecipanti fisici e virtuali.
Per fortuna la doppia telecamera e il microfono addizionale hanno comunque garantito la copertura dei contenuti audio. Esperienza docet :-)

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Insieme per le Reti di Imprese – Workshop di Confcommerciohttp://www.powercoach.it/insieme-per-le-reti-di-imprese-workshop-di-confommercio-como/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=insieme-per-le-reti-di-imprese-workshop-di-confommercio-como http://www.powercoach.it/insieme-per-le-reti-di-imprese-workshop-di-confommercio-como/#comments Tue, 05 Jun 2012 05:21:43 +0000 http://www.powercoach.it/?p=358 Reti di Impresa - Workshop a cura di Confcommercio ComoPresso la sede Confcommercio Como si è svolto un importante workshop dedicato alle reti d’impresa, aperto a tutti gli operatori del terziario e con la nutrita presenza dell’elite amministrativa, imprenditoriale e associativa della città di Como.

Questo a sottolineare come, visto il difficile momento di crisi, tutte le persone che contano si sono trovate per raccogliere fondamentali spunti di riflessione ed azione futura, nell’ottica di dare nuovo impulso alla propria attività o a quella dei loro associati/concittadini.

A tenere le fila della giornata è stato il Direttore di Confcommercio Como Graziano Monetti che, in una sale davvero gremita, ha esordito senza mezzi termini accusando i comaschi di essere nella “patria dell’individualismo” ma che, come sosteneva Einstein

nelle crisi va trovata forza e innovazione per andare avanti

ed è nelle crisi che nascono le opportunità

Siamo per Monetti di fronte a 3 grandi sfide imprenditoriali

  • generazionale e di sviluppo sostenibile
  • demografica
  • multimendiale

A seguire l’intervento di Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como, che incornicia la giornata con una frase ricca di speranza MA ANCHE di invito a rimboccarsi le maniche:

le cose importanti non si possono fare da soli

e infatti Primavesi dice che questo stesso workshop è nato in collaborazione con Regione Lombardia e l’Università, oltre che vedere tra  i relatori esponenti delle sedi di Busto Arsizio, Cremona e Milano.

L’ultima introduzione, a cura del direttore generale di Confcommercio Lombardia Giovanna Mavellia, è uno schiaffo alla micro e piccola impresa. Infatti in questa crisi sono soprattutto le PMI ad avere subito conseguenze peggiori e il futuro non promette altro che il consolidarsi di questa nuova realtà, con tensioni sempre crescenti e cambiamenti all’ordine del giorno, da cui secondo Mavellia

ne uscirà solo chi avrà coraggio e necessità di guardare oltre

Citando il cardinale Scola “questa crisi è come un travaglio, e da un travaglio non può che nascere qualcosa di buono”.

I problemi dei commercianti si chiamano tassazione al 55% e liberalizzazione “selvaggia” che li ha travolti lasciandoli inermi di fronte a una nuova ed inattesa concorrenza, dove gli stereotipi di difesa sono tutti ko.

Occorre guardare inevitabilmente oltre, ripensare le strategie. Ma come? Con un “distretto del commercio” per competere e fare innovazione, per

avere lo sguardo oltre la vetrina

Riprendendo le parole di Graziano Monetti, anche per Giovanna Mavellia gli imprenditori e commercianti locali hanno creato la loro ricchezza passata con individualismo e imprese familiari; ora però lo schema non funziona quasi più quindi servono nuovi modelli di sviluppo, in cui è fondamentale avere una visione strategica e il coraggio di mettere insieme le eccellenze, superando la tradizionale diffidenza reciproca.

Da qui il contratto di rete che, tra l’altro, ha anche il vantaggio di aiutare le singole imprese ad avere un miglior rating con le banche, come ha avuto modo di sottolineare poi il responsabile cittadino di Impresa San Paolo.

E soprattutto lavorare non più solo sulle innovazioni di prodotto, ma piuttosto di processo, per vendere e proporre meglio e con maggiore appeal i nostri prodotti sul mercato interno e internazionale.

Un breve intervento del Dott. Capitanio di Regione Lombardia ha ripercorso i termini e i passaggi essenziali del Bando per l’Iinnovazione che esulando dallo spirito di questo blog non tratto deliberatamente ma invito chi fosse interessato a contattare direttamente Regione Lombardia o Confcommercio Como.

Importante piuttosto sottolineare di Capitanio che, stando alle statistiche, nell’accedere ai fondi di un Bando spesso le imprese piccole cedono alle prime difficoltà, ai primi cavilli burocratici. Da qui l’invito anche suo di bussare alla porta delle associazioni per chiedere il loro aiuto nella compilazione.

Altrettanto interessante è stata una frecciata neanche troppo velata riguardo all’approccio “mordi e fuggi” delle imprese verso i soldi dei bandi. Da qui il peso preponderante nell’assegnazione dei fondi ad alcuni parametri qualitativi della proposta della rete di imprese, tra cui:

  1. qualità e innovazione della proposta
  2. qualità dell’aggregazione
  3. qualità dei contenuti della proposta
  4. impatto della proposta
  5. solidità dell’aggregazione

Soprattutto il punto 4 è poco capito da parte della rete di imprese, viceversa può risultare determinante poiché, insieme alla solidità dell’aggregazione, sta ad indicare sia la profonda volontà di rendere la rete un “matrimonio duraturo”, si dimostra una visione di medio lungo termine spesso lontana dalla mentalità di un piccolo medio imprenditore o commerciante.

L’università è rappresentata in primis dal Prof. Luca Zanderighi, docente al dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Statistiche dell’Università di Milano che esordisce affermando che

le reti sono un’opportunità per il futuro

e che per definizione imprenditore è chi fa investimenti a rischio ma con una prospettiva.

Attualmente le sfide per le imprese sono di tipo:

  • demografico, con nuovi bisogni e nuove modalità di acquisto dei prodotti da parte dei più giovani soprattutto
  • tecnologico (come commercio siamo rimasti molto indietro) in ottica della commercializzazione
  • go-green, andando “oltre la moda”, ma per un problema contingente di contenimento dei costi, energetici, sviluppo ed apprezzamento delle filiere locali, snellimento della logistica, maggior sensibilità a 360° ai problemi ambientali

Zanderighi porta l’esempio virtuoso delle gelaterie GROM (pensato come rete dal produttore al consumatore) e di EATALY (come modo di unire servizi commerciali e valorizzazione per costruire vantaggi competitivi).

Sorge dunque la domanda di fondo:

perché si uniscono le imprese?

Secondo il Prof. Zanderighi per cogliere economie e opportunità, maggior massa critica; ma fare rete non è semplice, a prescindere dagli incentivi economici rappresentati da bandi e finanziamenti vari.

In particolare sottolinea che la rete non risolve i problemi della singola impresa, anzi li peggiora in un certo senso. Serve invece a cogliere opportunità che da solo mai potrei sfruttare. Nel creare quindi una rete di imprese si pongono queste sfide per gli imprenditori coinvolti:

  • allineare gli interessi e gli obiettivi
  • gestione delle aspettative (le ragioni profonde che spingono ad unirsi e cosa ci si attende dall’unione in una rete)
  • livello di fiducia tra le aziende coinvolte

I benefici, come detto, vanno nell’ottica di miglior comunicazione e promozione congiunta.

Zanderighi affronta ora in modo più didattico il concetto di CONTRATTO DI RETE, definendolo come un accordo per collaborare e accrescere le dimensioni individuali e collettive, fatto tramite atto pubblico (con i benefici a livello di rating cui si accennava sopra) e flessibile riguardo al numero dei partner.

Esso nasce per aumentare innovazione, aggregazione e competitività delle singole aziende, e vi sono due modalità di governance del contratto: una più “light”, una “hard” con tanto di fondo patrimoniale comune, un organo interno di gestione e controllo, esplicitazione delle cause di recesso).

Conclude l’intervento con una domanda molto molto pesante per gli imprenditori in ascolto:

visto che, dopo 2 crisi in 4 anni, pare evidente che indietro non si torna

come vedo la mia azienda nei prossimi 3 anni?

La palla passa quindi all’altro esponente dell’università; parlo di Magda Antonioli, direttore del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi.

Il piglio della Prof. è davvero notevole, parte con una carica non indifferente e una velocità di esposizione degna di Mentana (a volte un filo troppo se c’è da metabolizzare qualcosa). La sua provocazione è quella di affermare che in Italia, nel ramo turistico, non c’è tanto un problema di crisi, quanto piuttosto di mancato sfruttamento dell’enorme potenziale.

Il suo concetto di fondo è che

tra attrattività e competitività c’è di mezzo l’attivazione

e all’estero, forse perché sono carenti della prima, sono molto più bravi di noi.

Arrivano a pioggia perle di marketing per gli imprenditori del turismo come:

  • la necessità di segmentare la clientela, senza sparare nel mucchio (come una volta)
  • la capacità di far fermare i clienti per più giorni o in momenti non di picco (a riempire l’albergo 1 giorno ad agosto sono capaci tutti)
  • la valorizzazione di un proprio brand di appeal
  • la constatazione che oggi le vacanze sono più brevi, la gente si sposta, va all’estero con facilità
  • l’evidenza che il competitor non è più l’albergo di fianco al nostro, ma l’hotel di un altro stato europeo o di Sharm…

Dopo le perle vengono le mazzate:

  • non esiste solo il lago, basta! per vendere soggiorni bisogna pensare a promozione dell’ambiente, del territorio, vendere emozioni, trovare prodotti correlati
  • >> (si veda a tal proposto la seconda domanda dell’intervista ad Andrea Camesasca sul business del presente/futuro NDR)
  • serve riflessione profonda sul come catturare i nuovi mercati BRIC
  • sono necessarie programmazione e organizzazione pesante per riuscire a valorizzare e fare brand promotion
  • bisogna imparare a sfruttare i nuovi media per catturare nuova domanda, allargare la torta anziché accontentarci di una misera fetta e prenderci a forchettate per quell’unica fettina

Nel fare rete di imprese, nel costruire una catena, Magda Antonioli raccomanda di prestare attenzione all’anello più debole perché, come già sosteneva il Prof. Zanderighi, la rete non fa miracoli e non pone rimedio a gravi inefficienze dei singoli, anzi le esaspera.

Viene portato come esempio la lotta degli albergatori verso il portale di prenotazione Expedia per le fee molto elevate, in cambio di un traffico notevole. La sua soluzione sta nel fare rete, creare un pacchetto speciale, con forte segmentazione e valorizzazione del “fuori stagione”, andare da Expedia e forti del numero e della proposta FARE NOI IL PREZZO.
Ma per arrivare a questo serve una cosa che pare mancare ai più: VISIONE, e non per arraffare i fondi a disposizione e poi disperdersi (viene qui citato l’esempio della Toscana), ma a prescindere dai finanziamenti, solo perché si ritiene che quella sia la strada vincente.

Senza mandarla a dire racconta che anni fa a S. Moritz i Russi non li volevano… Ora sono pieni di Russi.

Quindi non solo lago, perché quello non basta più.

Magda Antonioli riprende dopo il minuto di silenzio in commemorazione dei caduti del terremoto dell’Emilia, ricordandoci che nell’investire in turismo one-shot, mordi e fuggi, legato a manifestazioni estemporanee, c’è un problema di ritorno che rischia di essere molto pesante: quello dell’impatto che un’orda di turisti ha sull’ecosistema cittadino impreparato alla gestione di questi picchi.

Si passa alla testimonianza di Rudy Collini della Confcommercio di Busto Arsizio, che illustra un problema comune agli esercenti del ramo abbigliamento, quello della giacenza a magazzino che finisce per essere svenduta agli stocchisti.
La loro soluzione è stata quella di organizzare un outlet a km zero con sconti del 40/50% per tutto l’anno.

Interessante anche l’esempio cremonese con cui un gruppo di albergatori e altri imprenditori hanno costituito rete per offrire un pacchetto di soggiorno di più giorni, che racchiude le eccellenze di Cremona, quindi enogastronomia, arte liutaia, opere architettoniche e paesaggio.
Soprattutto incisivo ritengo sia stato il passaggio in cui si sottolineava che in origine il gruppo era molto più nutrito, poi molti si sono staccati proprio per quei problemi/sfide organizzative cui accennava il Prof. Luca Zanderighi. Quindi alla fine sono rimasti in pochi-ma-buoni.

A chiusura della giornata prende la parola il neo assessore di Como Gisella Introzzi che, prendendo atto delle esigenze manifestate, dà la sua completa disponibilità a porsi come mediatore tra la gente e gli operatori al fine di minimizzare i danni e massimizzare i benefici reciproci.
E’ consapevole che sarà un lungo cammino ma l’interesse dimostrato dalla giunta comunale a questo incontro sembra faccia ben sperare per il futuro della città e del suo commercio.

NOTE TECNICHE

Ho molto apprezzato la folta partecipazione che ha portato ad una sala davvero gremita con gente addirittura in piedi e qualcuno che ascoltava da fuori.  :lol:

Il fatto che, tranne il Direttore e il Presidente, gli altri espositori siano rimasti seduti a parlare, dal punto di vista comunicativo, l’ho visto come un limite (non fondamentale, ma sempre un limite) poiché in fondo non si vedeva molto e la verve di molti di loro avrebbe avuto un appeal ancora migliore.  :cry:

E’ un approccio abbastanza usuale in questo tipo di conferenze, lo so, ma il fatto che sia abituale non vuol certo dire che sia efficace o debba essere legittimato come best-practice.
Francamente l’ho trovato un po’ riduttivo, anche perché non credo che i relatori, data l’esperienza sia di public speaking sia universitaria, avessero il minimo problema a stare 15′ davanti a un centinaio di persone…  :-?

Molto didattici (in positivo) nell’esposizione i professori universitari, con una chiara e netta puntualizzazione dei fattori chiave in positivo e negativo, sfide e problemi che gli imprenditori devono affrontare nei prossimi anni.

Equilibrato l’intervento del Prof. Zanderighi tra insegnamento, critica e incentivo all’azione. Ha dimostrato molta lucidità e penso che il suo messaggio sia passato a tutti. :-)

Decisamente esuberante quello della Prof. Antonioli, cui faccio il solo appunto di avere calcato un po’ l’acceleratore nell’esposizione (anche perché aveva cose talmente interessanti e comunicate con tanto entusiasmo che 15′ erano davvero sacrificati) col rischio che forse alcune delle cose raccontate non siano giunte a bersaglio…  8-O

Sono francamente rimasto un po’ deluso dalle due testimonianze, non tanto per la qualità espositiva o per i contenuti, ma piuttosto perché si trattava di esperienze in fieri, non consolidate e, mettendomi nei panni di un imprenditore (quale in realtà sono stato e sono), non mi aspettavo solo idee, esperimenti e cosa-fare ma soprattutto un’iniezione di fiducia da parte di qualcuno che già aveva avuto ottimi riscontri dall’aggregazione.

Mi aspettavo insomma dal workshop qualche numero, statistica, qualcosa che dimostrasse come uno stato non ottimale di alcuni mesi o anni prima era diventato uno stato molto migliore adesso. Volevo fatti, certezze e precisione su cui basare l’ottimismo.

Sono arrivate invece molte idee e stimoli, che vanno bene ci mancherebbe. Andavano a mio avviso integrati con prove e qualche grafico.  :cry:

Poco spazio è stato infine riservato agli interventi del pubblico e al dibattito, anche perché il tempo non era molto a disposizione.
Capisco in generale l’importanza del tema e dei contenuti, so che le presentazioni istituzionali sono inevitabili perché danno il polso della situazione reale e locale, proprio per questo nutro qualche dubbio sulla durata prevista del workshop (troppo risicata) o, comunque, sul numero complessivo dei relatori.

Avrei focalizzato più l’attenzione a

  • fare istruzione sulle reti
  • dare idea di come sfruttarle
  • ipotizzare nuovi scenari di business

L’impressione che ne ho tratto è stata quella di voler toccare tutti e tre gli aspetti (ugualmente importanti a mio modesto avviso), ma senza risultare incisivi su nessuno:-?

Una partita aperta in cui, a questo punto, alla Confcommercio spetta l’onere e il compito di portare ancora più chiarezza e informazione agli imprenditori che hanno preso parte al workshop, hanno qualche idea in più e vogliono un appoggio per cercare di realizzarla.

Magari anche grazie a un business coach e una serie di consulenti strategici di marketing o organizzazione aziendale.

>> A tal proposito, se nessuno sa chi è, cosa fa e a cosa serve un business coach dia un’occhiata a questo video.

 

CONCLUSIONI

Ecco, diciamo che se l’obiettivo della Confcommercio era quello di fare in modo che i partecipanti tornassero giustamente da loro per avere più informazioni, è stato assolutamente raggiunto e un grosso plauso va all’organizzazione.  :lol:

Nell’organizzazione di un seminario o workshop sono altrettanto importanti le aspettative (espresse o latenti) del pubblico., altrimenti c’è il rischio che si finisca per “parlarsi addosso” e non risultare efficaci (come sottolineo nel corso di public speaking che è gratuitamente a disposizione su YouTube).

Ho il sospetto che alcuni siano tornati a casa con un po’ di “amaro in bocca” e avrebbero gradito più sostanza e concretezza.   :evil:

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Il Passaggio Generazionale nell’Impresa di Famigliahttp://www.powercoach.it/il-passaggio-generazionale-nella-impresa-di-famiglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-passaggio-generazionale-nella-impresa-di-famiglia http://www.powercoach.it/il-passaggio-generazionale-nella-impresa-di-famiglia/#comments Thu, 31 May 2012 16:42:09 +0000 http://www.powercoach.it/?p=338 Il Passaggio Generazionale nell'Impresa di Famiglia e nelle PMI

Il tema assai scottante, ancor più in questo periodo di crisi, del passaggio generazionale (o di consegne) all’interno delle imprese di famiglia, quasi sempre PMI, è stato al centro di un interessante dibattito organizzato dalla Banca Generali di Como, nella persona del responsabile commerciale Guido Stancanelli.

Questo incontro fa parte di un progetto ad ampio spettro, che coinvolge anche le associazioni locali delle province di Como e Lecco, e si articola in una serie di approfondimenti e tavole rotonde con esponenti dell’università, dell’impresa e della finanza.

Alla base della nascita del progetto LarioIN c’è stato l’ascolto attento da parte dei promotori finanziari di Banca Generali dei reali problemi ed esigenze del substrato imprenditoriale dei nostri distretti.

L’approfondimento di ieri sera sul tema assai caldo del passaggio generazionale nelle aziende di famiglia, moderato dal giornalista Luca Testoni e con guest star il Prof. Claudio Devecchi dell’Università Cattolica di Milano, ha rappresentato una risposta concreta per tutti i partecipanti, imprenditori con figli, preoccupati tanto della situazione attuale quanto di trovare spunti per dare continuità al loro family business.

Claudio Devecchi entra subito in argomento e sciorina con una sicurezza e naturalezza rassicurante dei dati che di rassicurante hanno ben poco:

  • 4,8 milioni di partite iva in circolazione
  • di cui oltre il 50% sono di imprese di famiglia
  • ogni anno avvengono circa 60.000 passaggi generazionali
  • nel 20% dei casi il ricambio generazionale è un disastro
  • questo fallimento della nuova governance costa 10+ miliardi di Euro/anno

Le buone notizie sono che, in tempi di crisi, le ultime aziende a mollare (e licenziare i dipendenti) sono proprio le imprese di famiglia.
Spesso ci rimettono del loro, a volte intaccano il patrimonio personale, ma pur di non chiudere i battenti stringono i denti e mantengono a galla anche le famiglie dei loro dipendenti.
Hanno infatti valori molto “antichi” e profondi, nonché un radicamento serrato nel territorio di provenienza.

Giustamente Luca Testoni domanda a Devecchi

che fine fa questo 20% di patrimonio? dove finisce?

Le statistiche ci dicono che nel giro di 5 anni questi patrimoni svaniscono nel nulla. Per sempre. Agghiacciante.

Il Prof. sostiene quindi che, oggi come mai, per prepararsi al meglio ad affrontare il passaggio generazionale è necessario investire in qualcosa che non possa andare perduto, ovvero competenze tecniche e/o intellettuali e che la risorsa maggiore che latita nel panorama imprenditoriale attuale è

>>> LA CREATIVITA’ <<<

intesa non solo come realizzazione di nuovi prodotti e manufatti, ma soprattutto creatività imprenditoriale, il trovare nuove soluzioni out-of-the-box a un problema reale come il cambio di governance nelle aziende di famiglia e PMI.

Con una bella metafora Devecchi ci dice che le nuove generazioni hanno bisogno di bussole e strumenti con cui imparino a prendere decisioni in autonomia, non di qualcuno che indichi continuamente la strada.
Starà poi a loro fare gli esploratori.

Un imprenditore deve per lui avere un approccio un po’ da gesuita. Lasciar fare ma essere presente al momento del bisogno.
E soprattutto lasciando al rampollo lo spazio e il tempo per divertirsi mentre apprende, fin da piccolo, i rudimenti della gestione dell’azienda di famiglia.

Troppo spesso, invece, si comincia a parlare di passaggio di consegne a 25/30 anni, con ansia e fretta, senza rispettare i tempi fisiologici di apprendimento dell’erede designato al trono.
Bisognerebbe imparare da re e regine, dove il principe designato viene cresciuto fin da piccolo per diventare re.

>>> NON SI DIVENTA RE / IMPRENDITORE IN UN GIORNO <<< 

Le sane provocazioni di Luca Testoni proseguono… e la successiva è anche una frecciata al sistema politico

se c’è tutto questo tessuto sociale insoddisfatto,

perché non esistono le lobby delle imprese di famiglia?

Il problema è che, storicamente, il sistema “azienda di famiglia” non porta voti, quindi è snobbato completamente dai politici.

Devecchi mostra un libro e un documento redatto dal CERIF che illustra circa 40 problemi ricorrenti nelle pmi e nelle imprese a conduzione familiare. Si tratta di uno studio molto approfondito e portato avanti per svariati mesi che contribuisce a creare maggior consapevolezza del PERCHE’ molte di queste aziende siano in crisi.

Senza girarci tanto intorno si sostiene (e lo condivido a mani basse) che in Italia siamo ancora ai tempi dei Comuni e delle Signorie, siamo un popolo di egoisti, solisti e self-made-men.

Peccato che dopo 500 anni le regole del mercato sono cambiate e quindi fare la guerra ai nostri vicini e concorrenti si riduce a una ridicola scenetta tipo quella dei “polli di Renzo”.
Unica soluzione prospettata da Devecchi è quella di UNIRE LE FORZE per accogliere nuove esigenze (soprattutto in fatto di volumi richiesti a costo contenuto) del mercato. Trasformarsi in realtà di tipo GLOCAL, con la testa nel distretto di origine e le zampe nel resto del mondo.

Da due domande del pubblico si sottolineano poi un’altro aspetto ridicolo, se non fosse tremendamente vero e realistico.
Che, nei momenti di cristi, l’imprenditore di famiglia adotta due comportamenti quasi standard (e suicidi):

  • ne parla con tutti MA NON con commercialista e/o avvocato
  • si fida TOTALMENTE di quello che gli consiglia il commercialista storico
Serve quindi maggior consapevolezza e capacità di scelta da parte del leader dell’azienda, oltre che una figura esterna (consulente o business coach) che aiuti l’imprenditore a mettere assieme al meglio una nuova squadra.

In questo vuoto comunicativo delle imprese familiari anche le varie CCIIA e associazioni d’impresa fanno fatica a trovare soluzioni efficaci, hanno pochi dati “reali” su cui lavorare e progettare.

A metterci addosso ancora un po’ di tristezza ci si mette pure Luca che racconta della sua esperienza come ex giornalista del Sole24 Ore presso i distretti di Carpi, Vigevano, Biella, Como, Prato… vere e proprie città fantasma, dove permangono quasi il 10% delle imprese di alcuni decenni fa.

Le imprese familiari, sempre stando alla ricerca del CERIF, hanno dei rischi d’impresa ben superiori rispetto ad aziende di dimensioni maggiori. In particolare:

operativo – hanno reazioni diverse e “fuori controllo” a stimoli altrimenti gestibili (probabilmente per il forte impatto nelle dinamiche familiari), anche perché investono molto poco nell’IT (solo 2.000€/anno di media)

  • incapacità degli eredi - o che hanno altre vocazioni
  • relazioni extraconiugali o divorzi – distruggono l’impresa dal momento che se moglie e marito sono soci è impossibile proseguire una volta che la famiglia si è disgregata
  • sindrome del contadino prudente - letta come scarsa propensione al rischio (che invece è per definizione alla base di un impresa)
  • bassa patrimonializzazione - che rende poco facile l’accesso al credito (su tutti spicca l’esempio di Devecchi dell’imprenditore brianzolo con Porsche Cayenne, 7 appartamenti e capitale sociale da 20.000€ che si lamenta del fatto che le banche non gli prestano i soldi per finanziare l’attività)

 

Da business coach in questa fase avevo le antenne particolarmente rizzate e, quindi, quando il Prof. Devecchi ha parlato di MAPPATURA dei RISCHI e cambiamento di GOVERNANCE mi sono sentito invaso da una fresca ventata di nuovo lavoro in arrivo per me.

Mappatura dei rischi – è richiesta dalle banche che vogliono sapere dove un’azienda ha le sue criticità, che impatto avrebbero e, soprattutto, cosa sta facendo per tenerli sotto controllo.

Cambiamento di Governance – implica un ripensamento della leadership aziendale, dove il figlio del titolare, se non ha le qualità imprenditoriali del padre (a volte innate), può invece sviluppare delle nuove competenze di tipo amministrativo.
In questo modo non farà l’imprenditore, non sarà nemmeno un manager MA diverrà un AZIONISTA. E come tale ci dovrà essere qualcuno che gli spieghi in cosa consiste questo nuovo ruolo e come interpretarlo al meglio.

Da qui, come già si diceva, l’importanza strategica di un consulente e di un business coach che affianchino il rampollo nel lento e delicato processo di sviluppo di queste nuove competenze.

Molto probabilmente questo affiancamento sarà necessario anche all’imprenditore che, come afferma Devecchi, deve imparare a fornire a chi lo seguirà

  • autonomia
  • delega
  • responsabilità

principi alla base di una sana leadership e sviluppo aziendale.

Le remore in questa fase sono altissime e le ingerenze quasi costanti. Da cui quel 20% di fallimenti nel processo di passaggio generazionale. Da una parte l’imprenditore non si fida degli Head Hunter, dall’altra pensa di saperne di più.
E in questa situazione di eterna incertezza e mancanza di autonomia e delega le aziende di famiglia finiscono per spegnersi lentamente.

Con grande lucidità e serietà Luca finisce allora per chiedere al Prof. Devecchi, ma anche al pubblico di imprenditori:

E Como dove sta in tutto questo?

A che punto del passaggio di consegne siamo?

Forse dobbiamo parlare di fase 2, la ricostruzione…

Nella realtà parrebbe proprio così, dove le oasi felici sono davvero poche e la soluzione passa attraverso una interessante ipotesi di aggregazione multi comunale (una SPA distrettuale) dove il Made in Como si possa presentare come un’unica realtà, centralizzata e molto competitiva a livello internazionale; dove le singole aziende possano anche sussistere MA SOLO a condizione di essere delle specie di unità operative di un sistema che centralizzato che ottimizza costi e produzione e gestisce commesse e relazioni con l’esterno.

Solo che né Claudio Devecchi, né Luca Testoni vedono all’orizzonte uno statista così illuminato (e anche un po’ dittatoriale) che prenda in mano una situazione stantia e moribonda e dica:

signori, da domani si fa così – altrimenti siamo carne da macello

Salvaguardare autostima e patrimonio dell'azienda di famiglia

Il difficile, psicologicamente, sta anche nell’accettare da parte di un’impresa di famiglia o una PMI di cedere il controllo e la gestione di quello che per anni è stato visto come un patrimonio di famiglia, ricco di ricordi e di affetti, che finisce per legare – a volte fino al fallimento – la figura dell’imprenditore e quella della sua azienda in modo indissolubile e viscerale.

E’ assolutamente necessario, per arrivare a questa capacità di “passare la mano” a qualcun altro (non più della famiglia) senza sentirsi in qualche modo un fallito, che ha dilapidato e distrutto in un colpo solo il sacrificio del proprio padre o nonno, un cambio di mentalità e di approccio.

Tutto ciò è assolutamente possibile e realizzabile, anche in tempi brevi, con l’aiuto di un business coach.
Salvaguardando l’AUTOSTIMA dell’imprenditore da una parte e il PATRIMONIO dell’azienda di famiglia dall’altra.

Davide PowerCoach Rampoldi

 

>> Accedi al canale YouTube per vedere tutte le INTERVISTE del Seminario

>> Clicca qui per vedere l’INTERA REGISTRAZIONE del Seminario sul passaggio generazionale

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Vivere Rilassatamente: Recensione del Corsohttp://www.powercoach.it/corso-vivere-rilassatamente-giovanni-annunziata/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=corso-vivere-rilassatamente-giovanni-annunziata http://www.powercoach.it/corso-vivere-rilassatamente-giovanni-annunziata/#comments Tue, 08 May 2012 19:35:08 +0000 http://www.powercoach.it/?p=321 vivere rilassatamente corso annunciataSabato 5 maggio ho partecipato al corso di formazione dal titolo “Vivere rilassatamente“, corso pensato creato e tenuto dall’amico Giovanni Annunziata. Ho desiderato scrivere appena ho potuto queste righe con vero piacere, ascoltando Oliver Shanti, proprio come momento di rilassamento. :-)

Ho saputo dell’organizzazione del corso a ridosso della data ed ho immediatamente cercato di organizzarmi per partecipare. Noi genitori appassionati di crescita personale dobbiamo smuovere spesso qualche montagna per organizzarci al fine di partecipare ad un corso.

D’altra parte, dedicare un’intera giornata ad un corso anziché al bambino non equivale certo a trascurare il figlio, anzi, proprio perché sappiamo fin troppo bene che ciò che si può acquisire da un corso di crescita personale andrà a beneficiare in molte direzioni, ci adoperiamo oltre che per migliorare noi stessi, la nostra vita, anche per avere sempre maggiori strumenti fruibili nell’arduo ed affascinante compito di educare i figli.

Due parole sulla sede del corso prescelta, cioè il Vitruvio Center di Milano: ci siamo trovati in una sala molto accogliente, luminosa, ben attrezzata, noi partecipanti raccolti a semicerchio e Giovanni al centro, davanti a noi, visibilmente contento di esser lì a condividere i suoi numerosi aneddoti e le sue tecniche di rilassamento e tanto altro.

Io ho personalmente apprezzato e rinvenuto un tema ricorrente, sotto vari aspetti, nell’arco della giornata: la semplificazione.

Giovanni, infatti, ha la straordinaria capacità di rendere semplice ciò che per gli altri potrebbe apparire complesso, o difficile per non dire addirittura impossibile.

Il suo obiettivo è quello di metterci tutti in condizione di poter praticare una sessione di rilassamento. Perché alla fin fine non importa cosa si decida di praticare, se la meditazione, il training autogeno, il reiki o altre discipline volte in tal senso.
Non occorre nemmeno dare un nome a quel che si fa. E’ IMPORTANTE FARLO.

cambiamentoE qui inizia a SCAVARE NEI MEANDRI DELLA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO.

Il bello è che Giovanni lo fa senza nemmeno nominarla: son sufficienti le citazioni, gli aneddoti, le riflessioni e gli esercizi per lasciar passare il messaggio che l’unico ostacolo al nostro rilassamento, assai probabilmente siamo solo noi stessi, con le nostre
scuse, le nostre lamentele continue, le nostre giustificazioni.

Cita con convinzione Whitehead quando asserisce che “serve una mente davvero insolita per procedere all’analisi dell’ovvio“.

Eh sì, perché Giovanni si ritrova a constatare che noi formatori facciamo i conti, spesso, con la trasmissione di cose ‘ovvie’ e ci domanda, già sapendo la risposta, se è necessario farlo.

Sì, lo è: perché ciascuno di noi, formatori e coach inclusi, spesso si
dimentica di praticare certe regole basilari di vita, appunto apparentemente ovvie.
Dietro l’ovvio, ovviamente, si cela un universo (e qui io e lui, accomunati anche dalla crescita spirituale, possiamo capirci a fondo).

stress che uccidePer parlare di rilassamento, occorre parlare anche di ciò che lo rende indispensabile: LO STRESS.

Emerge, in verità, che lo stress è qualcosa di utile, con le risposte ataviche che ci portiamo appresso, è qualcosa che ha garantito e garantisce la sopravvivenza all’uomo.

Dipende dal livello, ma una vita senza stress porterebbe all’estinzione. Dunque ciò che dobbiamo fare è IMPARARE A GESTIRLO. Con la consapevolezza che i due meccanismi del nostro sistema nervoso, simpatico e parasimpatico, si attivano rispettivamente nei momenti di stress e di rilassamento. E che sono entrambi indispensabili. Mi vien da
pensare allo Yin e Yang, al Tao…

Giovanni Annunziata si rivela la persona giusta per chiunque abbia intenzione di approcciarsi alla gestione dello stress imparando tecniche fruibili veramente da tutti quotidianamente. Non si atteggia a guru, anzi, con umiltà parla di sé e del suo percorso, condivide generosamente la sua esperienza.

Senza entrare nella teoria complessa di cosa sia UN ANCORAGGIO, Giovanni ci fa scegliere un gesto per prepararci ad ACCEDERE ALLO STATO DI RILASSAMENTO.

relax e meditazioneE da lì si parte con un primo breve esercizio di respirazione. A seguire condivisione dell’esperienza appena vissuta da ciascuno, sempre con grande libertà di scegliere se condividere o meno.
Il gruppetto di partecipanti è affiatato, Giovanni è una persona accogliente che crea facilmente rapport con gli astanti.

Quando Annunziata ELENCA LE PICCOLE COSE CHE POSSIAMO FARE QUOTIDIANAMENTE PER FAVORIRE il rilassamento ed in generale uno STATO DI BENESSERE, sui volti dei partecipanti si nota subito una maggior distensione, anche da parte di chi
dichiara di avere maggior difficoltà.

Ci si accorge che le piccole cose che possiamo fare ogni giorno per noi stessi sono gratis, basta agire!

Si comprende che davvero dipende da noi, è solo questione di applicazione, di allenamento. E più tardi ci lancerà una bellissima sfida, raccolta con vero entusiasmo da tutti i partecipanti :-)

Giovanni esplica alcune teorie, a me care, citandone sempre l’autore, vale a dire il grande Max Formisano, un indiscusso Maestro anche in fatto di sintesi e semplificazione della complessità: qualche partecipante scopre allora cosa significa vivere secondo la filosofia C.D.V e praticare l’.A.I.C.: qui, senza entrare nel merito, semplifico anch’io :-), dunque, sapere dove si vuole andare e metodo per andarci.

Sul punto si cita Seneca che asseriva che “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare“: e quant’è vero!albero foglie radici

Pratichiamo un esercizio un poco più articolato, che ci consente di avvicinarci ad una sessione di respiro più’lunga.
Io riaccedo al lontano periodo in cui praticavo meditazione con costanza, riprovo le meravigliose sensazioni di allora e le contestualizzo nel mio presente.
La mente è libera, il cuore è gioioso e trasalgo… ritrovandomi gli occhi rigati di lacrime: Giovanni mi dice che i miei canali sono aperti… e io mi sento così felice… :-)

La filosofi a di Annunziata è quella di procedere per gradi, ciò caratterizza il metodo di Giovanni e ne certifica, a mio avviso, anche l’infallibilità, purché vi sia da parte di chi ne segue gli input la capacità di proseguire in linea col mantra formisaniano A.I.C.:
autodisciplina, impegno, costanza!
Sta a noi volerci rilassare o meno. Passa il concetto della riattribuzione di responsabilità’ in capo a ciascuno di noi circa il raggiungimento dello stato di benessere.

E qui si svelano i 5 AMBITI in cui occorre praticare per poter promuovere una vita migliore, una vita di benessere:

  1. MENTE
  2. ALIMENTAZIONE
  3. SONNO
  4. ATTIVITA’ FISICA
  5. RESPIRO

Procediamo con un esercizio scritto, in cui ciascuno di noi rileva lo stato attuale in cui versa in ciascun ambito: mi dico che sarà interessante ripetere l’esercizio a distanza di qualche tempo, come misuratore di cambiamento.

Dopo la personale presa di coscienza, è piacevole ascoltare Giovanni che ci dà TUTTE LE DRITTE per poter attuare miglioramenti quotidianamente in ciascuno degli ambiti cruciali che, migliorati sinergicamente, danno luogo ad uno stato di benessere generale.

Dopo la piacevole pausa in ottima compagnia :-) si riprende andando ancora più a fondo.

Come si fa a cambiare lo stato fisiologico in cui ci troviamo? Se siamo giù, tristi per qualcosa, abbattuti o arrabbiati etc…

E’ più semplice di quanto si pensi e Giovanni ce lo dimostra senza troppi voli pindarici, invitandoci a praticare un esercizio: grande divertimento, tanto rilassamento e sensazione di energie che fluiscono.

Già perché essere rilassati è la condizione per poter fruire di maggiore energia. E nelle ore successive al corso si potrà toccar con mano che è proprio così.
presenza mentale mindfullnessSi procede con un altro esercizio, stavolta di VISUALIZZAZIONE.
Io ritrovo nella mente, con piacere, un luogo a me caro, e lo riesco ad arricchire con dettagli che mai avrei ricordato. E’ un luogo cui collego la possibilità di scrivere e mi rendo conto che non è necessario tornarci fisicamente, perché posso accedervi per altre vie, secondo la tecnica del “COME SE FOSSE”.

Ma a Giovanni non basta regalarci delle vere perle per il cambiamento di fisiologia, gli preme infonderci la speranza, la capacità, l’opportunità di comprendere come favorire, in generale, il cambiamento nella nostra vita. Già… ma come si farà?

Giovanni incalza, è un fiume in piena!

E qui, devo dire, dopo aver reso comprensibile in poche battute cosa sia e cosa non sia, in generale, la PNL, in maniera magistrale Giovanni Annunziata snocciola I 6 LIVELLI LOGICI DI DILTS rendendoli comprensibili anche a chi fino a qualche istante prima non sapeva nulla di PNL.

Dunque cambiare in profondità non è qualcosa che riguarda solo le cosiddette FOGLIE (vale a dire L’AMBIENTE, I COMPORTAMENTI, LE CAPACITA’), bensì per promuovere un cambiamento che possa definirsi tale, occorre procedere intaccando anche le nostre RADICI (CONVINZIONI, VALORI E IDENTITA’).

albero foglie radici livelli logici diltsScende in dettaglio senza tuttavia appesantirci con eccessiva teoria, procede a colpi di esempi e metafore che rendono tutto più facilmente comprensibile.

In dirittura d’arrivo, avvicinandosi alla chiusura della splendida giornata formativa, Giovanni ci LANCIA UNA SFIDA!
Attuare piccoli cambiamenti per i prossimi 40 giorni nei cinque ambiti trattati. Sarà difficile? Raccolgo la sfida! :-)

Ciascuno di noi si terrà in contatto con un altro partecipante una volta a settimana. Bello, mi pare un grande incentivo per attuare quella variazione di rotta della meravigliosa nave che è la nostra vita, variazione che può consistere anche in una sola frazione di grado, e che potrà condurci in luoghi davvero speciali.

E concludo anch’io con una parola che fin troppo spesso ci dimentichiamo di pronunciare: GRAZIE.
GRAZIE a Giovanni e voglio dire anche grazie ai partecipanti, alle persone che già conoscevo e che ho rivisto con immenso piacere ed a quelle nuove che nel tempo conoscerò meglio.

Per chi sta leggendo: vi piacerebbe affrontare il tema dello stress ed imparare a rilassarvi in maniera SEMPLICE ed EFFICACE?
Non temporeggiate, indugiare porta solo altro stress, rivolgetevi a Giovanni Annunciata per riservare subito il vostro posto al suo prossimo corso.

La nostra fotografia parla da sola dei risultati già dal primo giorno!

>> www.vivererilassatamente.com

Rosella (Ross) Maspero

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